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    August 24

    Solidarieta' alla Pres. Lorenzetti

    Esprimiamo la nostra piena solidarieta' ala Presidente della Regione Umbria bersaglio di minacce da parte di barbari terroristi. La destra giovanile negli ultimi anni ha sempre combattutto fenomeni di minacce, terrorismo e atti intimidatori nei confronti delle persone e delle istituzioni, a prescindere  dal loro colore politico.
     
    Ed e' quindi per il nostro senso di giustizia, di rispetto delle istituzioni e per la difesa della liberta' di ogni persona che condanniamo questo vile gesto ed esprimiamo la nostra piena solidarieta' alla Presidente della Regione Umbria che, pur non condividendo in nessun punto il suo programma poltico per la Regione, rimane comunque una persona che rappresenta la nostra Regione e i nostri cittadini e lavora duramente ogni giorno per essi. Sui metodi poi saranno i confronti politici a verificarne l'adeguatezza, non certo delle pallottole inviate via posta.
    August 01

    2 AGOSTO: STRAGE DI BOLOGNA

    E'stato il più grave attentato che la storia repubblicana ricordi. Un dato è ormai acquisito: la destra non c’entra nulla.

    L’unica verità processuale assodata è che ci sono stati dei depistaggi ad opera degli apparati dello Stato per indirizzare - reiteratamente - le indagini verso la destra: i responsabili di questi depistaggi sono stati identificati e condannati. Le false prove e i documenti prefabbricati per i depistaggi tendevano però proprio a dimostrare il coinvolgimento delle persone attualmente condannate!

    Com’è dunque possibile? Un depistaggio serve ad allontanare il più possibile le investigazioni dai veri colpevoli, non il contrario. Questa è solo una delle assolute contraddizioni sulle quali si è pensato di archiviare il processo per la strage: il depistaggio c’è stato; portava all’incriminazione di Mambro e Fioravanti e poi - con dichiarazioni pilotate di Angelo Izzo (si, proprio il galantuomo recentemente ritornato dietro le sbarre dopo aver reiterato una strage a sfondo sessuale) - di Luigi Ciavardini; il tribunale - nella totale assenza di qualsiasi altra prova - ha comunque, ripetutamente, confermato la condanna delle vittime del depistaggio…

    A 25 anni dal massacro, nessuno può fare più finta di niente. Bisogna domandarsi il perché, per un quarto di secolo, malgrado la progressiva ma inevitabile certezza dell’innocenza dei condannati, si sia continuato nel concreto a rinviare l’ammissione della infondatezza della "pista nera" e, quindi, la ripresa delle indagini verso altre direzioni.

    Fa tutto parte del depistaggio: far passare così tanto tempo dall’accaduto, forzando gli inquirenti a voltare le spalle alla verità e guardare dall’altra parte, da far sì che le prove finiscano seppellite o cancellate. E invece sono ancora tutte lì, ed era ora che qualcuno le recuperasse, gli desse una spolverata e le rimettesse in ordine in un racconto coerente e ricco di riscontri e conferme.

    Sissignori, c’era un’altra pista ed è ancora percorribile. Il 7 novembre del 1979 un guru di estrema sinistra venne arrestato al porto di Ortona &eti, mentre contrabbandava in Italia dei letali lanciamissili di fabbricazione sovietica. Dopo una settimana veniva catturato per lo stesso reasto, il rappresentante in Italia della frangia marxista-leninista dell’OLP, a Bologna, dove risiedeva e operava. Fin dal ‘75 l’uomo era coperto e protetto dai servizi militari italiani.

    A dicembre i servizi assicurano al Presidente del Consiglio Cossiga che i Palestinesi non c’entravano nulla, ma ci pensa Habbash, capo dei marxisti palestinesi a inviare agli Italiani una lettera che rivendica la proprietà delle armi al suo gruppo e ingiunge l’immediata restituzione del materiale e la scarcerazione del suo ufficiale di collegamento. Il Giordano è anche il responsabile della logistica del terrorista internazionale Carlos, che aveva una base proprio a Bologna. Le trattative per la liberazione del Giordano durano a lungo senza esito. L’8 marzo 1980, sempre da Bologna, vengono trasmessi al Ministero dell’Interno avvertimenti di possibili ritorsioni contro il nostro Paese. L’11 luglio 1980 il Direttore dell’UAGOS scrive al Direttore del SISDE che il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina sta per intraprendere tali azioni di ritorsione.

    Il 2 agosto esplode la bomba alla stazione di Bologna. Il 19 settembre una giornalista italiana, che risulterà lavorare per i nostri servizi, intervista il responsabile dei servizi di sicurezza dell’OLP che assicura che la strage l’hanno fatta neo-fascisti italiani addestrati dalla falange libanese. Il 13 gennaio 1981, alla stazione di Bologna, sul treno Taranto - Milano, viene rinvenuta una valigia contenente esplosivo uguale a quello della strage e biglietti aerei intestati a nominativi simili a quelli di estremisti di destra latitanti. Si scoprirà che gli autori della falsificazione sono i servizi italiani, che vengono condannati per depistaggio. Il 14 agosto 1981, il Giordano/Palestinese viene liberato. Il 18 giugno 1982, a Fiumicino, viene arrestata una terrorista tedesca del gruppo Carlos, con una valigia piena di esplosivo: proviene dalla Siria, dopo uno scalo a Bucarest…

    Si trattano però di informazioni derviate da inchieste giornalistiche (purtroppo operate in gran parte da giornali di destra) basata solo sugli elementi a disposizione di chiunque avesse avuto l’intenzione di esaminarli. Oltre non possiamo andare. L’ultimo passo spetta alle autorità giudiziarie, o politiche. L’ultimo atto della nostra battaglia è dunque questo: un appello affinché chi sa parli. Vogliamo sentire alta e forte la voce del Senatore Cossiga, che più volte ha dichiarato ingiuste le condanne subite dalla destra, ha richiesto la rimozione della lapide apposta nella stazione di Bologna che parla di «Strage fascista», dichiarandola diffamatoria e si è detto lui stesso vittima di un depistaggio, quando, nel 1980, da Presidente del Consiglio, fu indotto a dichiarare alle Camere che la strage era «Di matrice fascista».

    Più di un Ministro dell’allora governo dichiarò che bisognasse seguire una pista internazionale e non "domestica", ma fu rapidamenie messo a tacere. Oggi, chi meglio del neo-eletto vice-Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Vito Rognoni, allora Ministro degli Interni, può impegnarsi per la riscoperta della verità su quegli eventi?

    Ma interrogare testimoni e condannare responsabili non fa parte del nostro lavoro. Anzi, per noi, il fatto che possano alla fine pagare i veri colpevoli è un risultato di secondo piano rispetto al fatto che, almeno, non siano più gli innccenti a pagare e venga restituita ai cittadini italiani la verità storica su quegli anni. Perché quella strage fu un atto di guerra contro l’Italia. E della successiva strage di verità siamo stati tutti vittime, nessuno escluso. 

    LA COMUNITA' DI AZIONE GIOVANI PERUGIA E DEL CIRCOLO LUCIANO LAFFRANCO LOTTERANNO SEMPRE PER LA RICERCA DELLA VERITA' STORICA.